Per essere chiari. Durante il vertice di maggioranza il capogruppo del PD in Consiglio Regionale, l’on. Pietro Cocco, ha espresso l’opinione che il manager dell’ASL unica è meglio cercarlo fuori ed è meglio che non sia sardo. Opinione legittima, ovviamente, come tutte le opinioni. Ma diametralmente opposta a quella del Partito dei Sardi. Per noi il manager può e deve essere sardo. In primo luogo perché crediamo che ci siano molti sardi fra quelli che hanno concorso che hanno merito (e motivazione) pari se non superiore a quello degli esterni. In secondo luogo, più profondamente e più in principio, perché crediamo che se questa terra vuole risollevarsi deve riuscire a valorizzare le sue risorse, tanto più se sono risorse ancora potenziali. Una classe dirigente che ha intimamente a cuore il futuro della Sardegna dovrebbe fare uno sforzo per individuarle, dar loro fiducia, farle crescere mettendole alla prova. Per dirla con una vecchia pubblicità: se non ci fossero (i sardi) bisognerebbe inventarli!

Invece di fingere che solo un “papa straniero” ci può salvare; invece di fingere che solo chi arriva da fuori (che poi guarda caso è sempre l’Italia, mica la Svezia) è “esterno ai giochi”, dobbiamo imparare ad essere più coraggiosi. Trovare il migliore dei nostri, dargli un mandato forte, proteggerlo da ingerenze che non siano quelle puramente funzionali a sostenerne il mandato: salvaguardare e migliorare la qualità dei servizi sanitari e dunque la salute e la serenità dei cittadini sardi.
I nostri limiti non si superano fuggendo da noi stessi ma lavorando sul meglio di noi stessi. Questa è la vera rivoluzione. Quella che ci salverà.
Se poi qualcuno può realmente darci una mano dall’esterno, se ancora meglio, vuol divenire sardo e condividere con chi abita già qui il lavoro di cambiamento e trasformazione della Sardegna, ben venga. Ma questo non può avvenire per un pregiudizio antisardo.
Perché, vedete, se preferire un sardo a prescindere, senza merito, sarebbe infantile se non penoso, preferire un non sardo a prescindere sarebbe perverso.
Sarebbe come dire che invece di accettare che i sardi votino l’on. Cocco potrebbe essere meglio commissariarlo e farsi mandare un consigliere regionale da Roma. A me, nonostante le differenze che ci dividono, non pare la via giusta per cambiare la Sardegna. Anche se sono convinto che molti sardi, leggendo questo paradosso, hanno pensato “magari!”. Che è esattamente il modo in cui i sardi si autodistruggono reciprocamente.
Questa non è la posizione del Partito dei Sardi che anche quando si scontra con altri sardi lo fa per chiedere loro di considerare un altro punto di vista. Quello indipendentista: costruire insieme, fra sardi, uno Stato sardo giusto e prospero.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

ph. Roberto Pili

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