Video, testi, immagini e sculture. Da Usini ad Alghero, da Ittiri a Uri, e naturalmente a Sassari, sono state una decina le scuole che hanno aderito al progetto “Chiamarlo amore non si può” e grazie a loro, dal 15 dicembre  fino al 5 gennaio, Palazzo Ducale sarà una galleria d’arte che inviterà a riflettere sul fenomeno della violenza contro le donne. Per il secondo anno il Comune di Sassari ha promosso il progetto che coinvolge le scuole del territorio in un percorso di sensibilizzazione della popolazione studentesca sulla violenza di genere. Venerdì mattina la mostra, che raccoglie i frutti di mesi di lavoro nelle classi, è stata inaugurata dalla presidente del Consiglio comunale Esmeralda Ughi, dalle assessore alle Politiche educative, infanzia, giovani e sport Alba Canu e alle Pari Opportunità Monica Spanedda. Da insegnanti e studenti che hanno ideato e creato le opere. Presente anche il questore Maurizio Ficarra.

“Chiamarlo amore non si può” si inserisce tra le iniziative volute dalla presidente del Consiglio comunale Esmeralda Ughi e dal sindaco Nicola Sanna per sensibilizzare la città contro questo fenomeno che in Italia coinvolge circa 7 milioni di donne. Il periodo natalizio e il luogo (la sede della municipalità) non sono stati scelti a caso. «La violenza contro le donne si consuma prevalentemente tra le mura domestiche – spiega la presidente Esmeralda Ughi – dove in questi giorni molte famiglie si riuniscono per le festività. Questa è la casa di tutti i sassaresi e le sassaresi; il luogo più adatto per invitare la cittadinanza alla riflessione su un fenomeno che ancora oggi colpisce troppe donne e resta sommerso. Infine non dimentichiamo che i bambini e le bambine assistono ai soprusi familiari, diventando così a loro volta vittime di violenza assistita».

Al progetto hanno aderito l’istituto comprensivo Monte Rosello Alto e quello di Ittiri, il liceo Margherita di Castelvì, lo Scientifico Spano, l’Istituto tecnico industriale e quello comprensivo Monte Rosello Basso; il liceo artistico Figari, l’Istituto comprensivo di Usini-Uri, l’Istituto comprensivo 1 di Alghero e il liceo artistico di Alghero. «Gli elaborati prodotti da questi ragazzi e ragazze sono davvero forti e toccanti – ha commentato l’assessora Alba Canu -. Trasmettono la condanna della violenza e allo stesso tempo l’invito alle vittime a reagire, a denunciare. Si rivolgono anche alla collettività: che non finga di non sapere, che ciascuno di noi sia attivo contro il fenomeno».

“Chiamarlo amore non si può”– inserito all’interno del protocollo interistituzionale sottoscritto dal Comune di Sassari e da diverse istituzioni – ha permesso alle giovani generazioni di esprime liberamente un pensiero sulla violenza contro le donne (psicologica, fisica e sessuale), sul femminicidio, sui temi del conflitto e delle differenze e si è tradotto nell’esposizione delle installazioni lungo le scale e l’atrio di Palazzo Ducale. Il nome riprende il titolo della canzone di Edoardo Bennato, con cui è stata anche aperta la cerimonia di inaugurazione della mostra.

Durante l’inaugurazione, Roberta, Anna, Simone, Laura e Umberto del liceo scientifico Spano hanno interpretato il monologo scritto da Leonardo Sole “Il grido dell’erba”, sulla violenza contro le donne. I giovani attori sono stati seguiti nella preparazione da Teresa Soro, dirigente comunale e nota attrice sassarese.

La mostra può essere visitata dal 15 dicembre al 5 gennaio, tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19 e il sabato dalle 8 alle 13. Festivi esclusi.

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