Oggi si festeggia in Sardegna la Nascita di San Giorgio. Nel 1500, nella Sardegna meridionale San Giorgio si adorava come un vero dio, in disprezzo del dio dei cristiani. E’ una ipotesi che può sembrare folle, ma ora io cercherò di renderla solida. Parto da un libro di Sergio Bullegas (Il Tragico e il comico, teatralità del sacro e spettacolarità del profano in Sigismondo Arquer e Giovanni Francesco Corona, Della Torre, 2007). Qui lo storico e filologo di indubbia competenza, edita un manoscritto di G.F. Corona, cittadino cagliaritano, di data non precisata e – probabilmente – copia di un manoscritto precedente. Infatti Cardona, lo vedremo, era un filologo e un ricercatore di testi antichi della Sardegna. In esso le parti di un dramma popolare, “dramma misto” lo chiama Bullegas, di quelli tipici del primo Barocco iberico. Nella rappresentazione, che ebbe veramente luogo a Cagliari il giorno della natività di San Giorgio, nel quartiere di Stampace, c’era un palco in cui gli attori ruotavano attorno alla statua di San Giorgio, esponendosi al pubblico, uno per volta. Entrano progressivamente il Ciudadano, il Pastor, l’Eclesiastico, il Cavaliere e l’Angelo. Dalla lettura del commento critico di Bullegas e dalla lettura semiotica dell’opera, ho tratto alcune conclusioni. Ne scriverò ancora tanto, nei prossimi articoli. Intanto potete cercare il libro di Bullegas. Ecco le mie ipotesi. 1) San Giorgio è un dio che nasce come Gesù, miracolosamente, la sua venuta al mondo è annunciata da un angelo, ed è inoltre un diretto oppositore di Gesù, nel senso che i due culti confliggono. 2) Pastori e contadini di Sardegna festeggiavano insieme ai nobili, tutti uniti nella stessa devozione, San Giorgio nella Città di Cagliari, a Stampace, dove si credeva che fosse sepolto. Il santo, vescovo di Suelli e martire del X secolo, era nato in quel centro della Trexenta, dove sorge la attuale chiesetta parrocchiale di san Pietro. 3) Il Santo, esattamente quello che uccide il Drago e riporta al Signore la Principessa ricevendone un premio, era considerato capace di miracoli molto più strabilianti di quelli di Gesù. Con la sua verga, attributo iconografico molto indicativo, era capace di spaccare il monte e far uscire l’acqua ingoiata dall’idra della siccità. Così calmava i mari. Lui è “corriente”, acqua stessa e dovunque porta fecondità e fertilità. Se un cieco beve la sua acqua torna a vedere. Insomma è un dio “a portata di mano”, molto più vicino agli umili e agli oppressi di quanto non fosse il dio dei re cattolici. 4) La verga di George è descritta così: “su baculo…. mostraba ….de concordia y paz segnal … en arbol convertido como estava. Capito? il simbolo della famiglia reale sarda, gli Arborea, sconfitta poco prima, nella storia, da invasori iberici, è su baculu de Santu George, o Giolzi, o Giogli, eccetera. Per ora mi fermo qui, e spero che in qualche modo questo mio articolo sia letto e commentato da specialisti, con i quali dialogherò volentieri di quanto ho ipotizzato. (Marco George Sanna, Chissu di Aspirina)

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