Il laboratorio di Chiara è un piccolo tavolino che si può trasportare ovunque, con pochi strumenti e una piccola macchinetta per stendere la pasta. Il materiale è il fimo colorato, una sorta di plastilina dura che però anche nelle composizioni e amalgami, mantiene il proprio colore originario. Nascono così arcobaleni malleabili che Chiara ritaglia, innesta ritorce per poi creare gioielli originali, sempre uno diverso dall’altro, dove anche le piccole imperfezioni diventano un marchio di unicità. L’abilità di Chiara Duecentogrammi, questo il suo nome d’arte, ieri è stata mostrata in diretta su uno schermo davanti ad un locale in viale Sisini. Gli spettatori si sono così potuti rendere conto della complessità del lavoro, della velocità con cui Chiara manipola il suo fimo, della magica trasformazione di pezzi sparsi in eleganti gioielli: orecchini, collane bracciali, accessori.

L’artista ha avuto diversi riconoscimenti, ma più all’estero che in patria, visto che spedisce i sui gioielli in alcune gioiellerie del continente, mentre qui vende soprattutto nelle bancarelle delle feste. Sarebbe interessante – ha detto Chiara – che l’artigianato del gioiello potesse interagire con la moda d’autore, inserirsi in un mercato che considera solo i marchi conosciuti, indipendentemente dalla qualità dei prodotti. Ciò che caratterizza in esclusiva le lavorazioni artigiane è l’unicità del pezzo”.

 

La serata in Largo Sisini, è stata animata dalla musica e dalle vocalizzazioni di Allessandro Carta, componente dei Nasodoble, in arte Nicola di Banari.

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